“Cotto e mangiato” il cattivo fare in cucina

Saul Bellow nel suo romanzo “Herzog” scrisse che l’indignazione è qualcosa che si esaurisce presto, e che perciò è un sentimento che conviene tenere per le questioni importanti. La trovo una considerazione sensata. Circa il programma Cotto e Mangiato, non sono indignato, ci mancherebbe, il mio atteggiamento vira piuttosto verso la perplessità. Sono perplesso.

E sono stupito: mi stupisce, e mi lascia interdetto, osservare come  questa rubrica del Tg Studio Aperto, abbia innescato un circolo del cattivo fare (ricco di adepti)  in cucina che nulla ha a che vedere: con la cucina stessa, con la tradizione italiana, e persino con il buon senso. Da ciò che ho osservato si usano prevalentemente prodotti confezionati, e passi per la sfoglia, ma le verdure già tagliate e pronte per fare il fondo di cottura, persino il formaggio grana già grattato e pronto in buste, per non dire della profusione di surgelati e il pesto in scatoletta. Il brodo? Acqua, sale e dado granulare. E non è solo una questione di gusto (sulla bontà dei piatti nutro forti riserve) ma è proprio una ragione di salute, di benessere fisico e psicologico! Tra conservanti, additivi e chimica varia un piatto confezionato con quegli ingredienti deve essere una bomba nociva.

Ancora: la ricetta che questa settimana si trova nel TV Sorrisi e Canzoni, che dedica una pagina a Cotto e Mangiato, presenta un dolce fatto con: pan di spagna già pronto e confezionato, mascarpone, uova, zucchero a velo e frutta; e per la frutta si dice che va bene anche quella sciroppata: ottimo già lavata, pelata e pronta. Ora: si pensi ad un dolce fatto con un pan di spagna industriale e della frutta di scatoletta. Tanto vale comperare una crostatina del Mulino Bianco.

L’alibi del: “la gente ha poco tempo” non regge sotto nessun punto di vista, innanzitutto non è una scusante per avvelenarsi; secondo si confrontino le ricette di Cotto e Mangiato con ciò che chef Ramsay insegna, nella sua trasmissione F Word, alle persone che hanno poco tempo per cucinare, che piatti gustosi, ricchi e preparati rigorosamente con ingredienti freschi. Una meraviglia, una costante fonte di ispirazione, una risorsa e un’opportunità di trarre  consigli utili in cucina.

Buoni maestri ce ne sono, diffidate di chi vi propone una cucina raffazzonata-improvvisata, con ingredienti di dubbia qualità. Soprattutto diffidate di chi non ha amore e passione vera per la cucina, per il mangiare, per far stare bene gli altri e se stessi.

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6 thoughts on ““Cotto e mangiato” il cattivo fare in cucina

  1. Mi trovo perfettamente d’accordo con le tue esternazioni. “Insegnare” alla gente a comprare e cucinare cibi già pronti perché così si fa prima, non è insegnare alla gente a cucinare. La salute delle persone è importante ed è importante acquistare alimenti freschi, non conservati e non trattati. C’è un costo opportunità che tutti noi paghiamo per ogni azione che facciamo. In Italia l’assistenza sanitaria è gratuita, ma ciò non vuol dire che dobbiamo abusarne adottando comportamenti non salutari (e oltre, ma mi fermo qui). Se mangiamo male (e la maggior parte dei mali parte da lì) e ci ammaliamo per il nostro mangiar male, tutti pagheranno per il nostro errore. Si fa prima a comaprere verdure già tagliate, lavate e solo da mettere nel piatto… Mica tanto. E poi se le lasci in frgo per un giorno in+ sono da buttare. E così abbiamo buttato i nostri soldi. Ma due carote in pinzimonio non sono meglio?! A sbucciarle ci si mette lo stesso tempo che si impiega ad aprire una confezione d’insalata mista pronta all’uso. In Italia l’obesità sta aumentando a vista d’occhio anche fra i bambini e le loro mamme che gli danno a merenda le pastine confezionate, sarebbero da linciare. Fare una torta mantovana non è né difficile, né costoso, nè lungo. Meglio un pezzo di torta fatta in casa che quei troiai! Hai tutto il mio appoggio in quello che scrivi!

  2. mi associo a quanto finora detto, effettivamente bisognerebbe fare un’analisi profonda dei vari ingredienti utilizzati in cucina, non solo freschi, ma soprattutto saporiti e apprezzabili con i 5 sensi ancora ora, come quando ho iniziato per gioco vicino alle donne della mia famiglia, venivo educato ad apprezzare l’odore, il colore, il tatto tutte quelle componenti che si riconducono ad un prodotto genuino e di qualità… ci perdo tempo dietro a queste cose perche amo mangiare bene…

    • Hai centrato un altro punto determinante: la tradizione familiare, il modo in cui si cresce, ciò che si apprende, quella che potremo definire la cultura di fondo di una persona; se c’è “cultura”, se c’è tradizione, se c’è l’esperienza maturata fin da piccoli a contatto con il fare bene in cucina, impegnando tutti i sensi, allora si ottengono ottimi risultati, ci si impegna, si impegna tempo nella ricerca degli ingredienti e nel confezionamento di un piatto, ma poi il risultato è sempre eccellente di gusto e genuino.

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